Apicoltura Mantovani

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RASSEGNA STAMPA

STORIA

LA COSTA TIRRENICA, TUTTO UN ALTRO MONDO!
Intervista per la rivista Lapis

Spesso la rivista Lapis, a cui tanti dei nostri soci sono abbonati, presenta, rispetto al lettore toscano, una certa sfasatura in termini di calendario apistico o di tematiche. Essa nasce nel Norditalia e capita che vi si parli per esempio di visita primaverile quando da noi si è già in piena sciamatura, o che si dedichi consistente spazio alla nutrizione delle api che da noi è un problema di rara attualità. Ci siamo chiesti se anche un bollettino toscano come questo dell’ARPAT, ricalcato soprattutto sulle province di Firenze e Siena, potesse a volte sembrare sfasato rispetto alle esigenze dell’apicoltore della costa. Molto spesso l’esperienza inapicoltura è legata a una conoscenza intima e profonda di un territorio e della sua tipicità in termini di manifestarsi delle stagioni, fiori e loro resa, influenze sul comportamento delle api, caratteristiche dei ceppi d’api locali, zone microclimatiche, e così via. Marco, cosa ci fanno quei fondi antivarroa appoggiati a lato delle casse? E’ solo una prassi legata alla stagione calda? Io sono rimasto colpito da come, dalle nostre parti, gli apicoltori ne abusino, dimenticando che il fondo mobile è nato come strumento diagnostico,e che prima non c’era. Trovo spesso a primavera fondi aperti e famiglie scarse di provviste o che stentano a svilupparsi, spesso c’è propolizzazione della rete e,nei momenti secchi, l’ inquietudine che dà origine al saccheggio…Pensa che ci sono apicoltori-e di quelli bravi- che hanno risostituito al fondo mobile quello fisso, altri che non hanno mai voluto averlo…
-Da noi, caro Paolo, le api non propolizzano mai la rete, né tentano il saccheggio, a meno che proprio non le provochiamo lasciando per esempio i melari sporchi da ripulire. Né soffrono il freddo. Persino per parte dell’inverno (ma il nostro inverno è chiaramente diverso dal vostro, siamo sul mare…) lasciamo il fondo aperto. L’aria calda rimane alta, l’aria fredda non può salire da sotto, l’alveare viene a costituire una "bolla" calda. D’altra parte da noi gli sciami liberi vanno spesso a cercare dimora in un olivo, dove c’è tanta aria di sotto…
…Mentre da noi a volte le vedi uscire dal forellino impercettibile di un muro dove se ne stanno totalmente protette: proprio l’altro giorno ne ho smurato uno da una torre. Oppure da un buco ben propolizzato di un castagno… Ma ci sono altre cose che ti sembrano molto diverse, qui da voi, rispetto a quelle che descriviamo normalmente sul giornalino?
-Beh, sicuramente quello che riguarda i trattamenti antivarroa in blocco di covata. Il blocco di covata da noi comincia a verificarsi a fine luglio e dura per tutto agosto, per noi il trattamento estivo –che facciamo usando prodotti a base di timolo- non è "tampone", ma di pulizia totale. Nondimeno facciamo trattamenti invernali con l’ossalico, per abbassare eventuali effetti di reinfestazioni. Quindi non possiamo proprio permetterci di dilazionare i trattamenti a fine agosto.
Una cosa ho sempre voluto chiederti: da noi, in provincia di Firenze, sono state trovate sulle api larve di senotainia tricuspis (la "mosca assassina") anche se non sembra che gli alveari abbiano mai riportato danni particolari. Non sappiamo se dobbiamo cominciare a preoccuparci. Com’è stato da voi, che si dice siate la zona di elezione di questa mosca a cui si imputa la sparizione di tante famiglie di api?
-Guarda, noi abbiamo messo per due anni le trappole cromotropiche suggerite dall’Università di Pisa sui tetti delle arnie, e distribuito l’identikit della mosca. Tutto ci si trovava appiccicato, calabroni,
vespe, moscerini, tranne che questa mosca. E neanche possiamo dire di aver avuto danni alle famiglie.
Ho assaggiato il tuo miele di corbezzolo. Ne produci un bel po’… Come fate a evitare che le scorte invernali di corbezzolo sfiniscano le famiglie? Da noi, anche se ovviamente nei rari anni che rende mettiamo i melari, nello stesso tempo lo consideriamo una fonte di guai. E dobbiamo avere famiglie molto forti, se vogliamo che si sfoghino a melario anziché zeppare il nido…
-Pensa che invece da noi consideriamo le scorte di corbezzolo ideali per l’inverno. Le api ci mangiano così volentieri…
Fai uso degli escludiregina?
-Se usassi gli escludiregina, non riuscirei a fare il miele di erica. Le api semplicemente non salirebbero a melario.
Li metti magari in un secondo tempo?
-No, a questo punto metto i melari dove c’è un po’ di covata in alto, lascio che nasca e che lo spazio venga riempito di miele. I telaini
risultano poi leggermente scuriti, ma l’incidenza è molto bassa e posso tranquillamente eliminarli a fine stagione.
Vedo anche che hai prodotto un bel po’ di girasole. Non solo da noi, ma persino nel grossetano si comincia a non contarci più e non sappiamo con certezza se attribuire la scarsa produzione agli ibridi o al clima diventato più secco, o a tutt’e due.
-Propendo per attribuire la colpa agli ibridi. Qui il clima è secco, ma per esempio tutto questo girasole che vedi davanti a te e che ributta spontaneamente, è fitto d’api. Inoltre adotto come strategia tenere tanti piccoli apiari di dieci alveari ben distribuiti sul territorio. In queste zone non riesco a concepire gli apiari di settanta alveari con cui arrivano certi professionisti del Nord.
Qual è da voi il periodo della sciamatura, e quanto dura? Come ti comporti?
-Inizia ai primi di marzo e va avanti fino a tutto maggio. Noi abbiamo ceppi locali piuttosto sciamatori, api scure e un po’ aggressive. La mia personale filosofia (che mi porta a recuperare anche tipi di
sementi usate prima dell’agricoltura industriale) è rinsanguare gli apiari con regine provenienti dalla mia stessa area anziché comprarle lontano. Cambia allora anche il mio modo di controllare la sciamatura. Conto molto sul fatto che le regine siano giovani. Se poi vedo che la sciamatura è inevitabile, che non c’è verso di fermarle
nemmeno togliendo spesso le celle, allora le lascio sfogare e, con questo tipo di api, conto sul fatto che le figlie sembrano migliorare rispetto alle madri. Ma sicuramente con le nostre api non sono facili da usare "formule". Eppure, pensa che non potresti sfruttare la fioritura dell’erica se non avessi le api forti come lo sono solo sull’orlo della sciamatura!.



QUALE DIMORA PER LE API?
dal sito www.mieliditalia.it
Siamo sufficientemente attenti alle condizioni in cui dimorano le api?
Teniamo pure come punto fermo, per ovvie ragioni pratiche, l'arnia Dadant Blatt sulla quale, con alcune diversità accessorie, si basa quasi tutta la nostra apicoltura produttiva. E chiediamo se mai agli apicoltori di quelle zone dove sono in uso arnie di tipo diverso (Langstroth e Marchigiana nelle Marche, ecc.) se si tratta di una semplice indiscussa tradizione oppure di una comprovata superiorità sulla DB. Tuttavia, soprattutto di fronte ai cambiamenti di clima e di struttura dell'agricoltura, ai danni ambientali, alle patologie (vedi "Di quali cambiamenti ci accorgiamo nei nostri alveari?") forse non è male tornare a prestare attenzione -insieme ad altri aspetti- a quelle che sono le scelte delle api in fatto di dimora. Marco Mantovani, apicoltore della fascia costiera tirrenica, a lato di un'apicoltura tutta in Dadant Blatt, si è costruito alcuni esemplari di "top bar hive", un'arnia di tipo africano, proprio allo scopo di monitorare il rapporto tra api e dimora in relazione, per esempio, alle patologie. Un ottimo studio di Martin Lindauer, allievo di Von Frisch, si occupa proprio di come le api giudichino la qualità di un luogo in cui nidificare. (in "Il linguaggio delle api sociali" edito in italiano da Zanichelli). L'accordo tra le api delegate a questo compito risulta spesso laborioso, e in uno degli esperimenti citati vengono da esse esplorati anche 21 diverse possibilità di nuova dimora. Una delle qualità più apprezzate per una dimora risulterebbe la sua collocazione in un posto protetto, rispetto a dimore offerte in campo aperto. La ricerca inoltre di un luogo protetto dal vento risulta accurata al punto che le api esploratrici ripassano per più giorni consecutivi in modo da assicurarsi la protezione da venti che soffino in direzioni diverse. Questi criteri sono sufficientemente assimilati ed adottati nella comune cultura apistica, nella scelta di una postazione. In un diverso esperimento, una dimora precedentemente adottata viene scartata nel momento in cui vi compaiono delle larve di formica. Ecco un aspetto a cui in genere gli apicoltori hobbisti danno più importanza che non i professionisti (anche per ovvie ragioni pratiche). Un ulteriore criterio è dato dalla scelta di dimore dal volume appropriato: sciami piccoli scarteranno tipi di rifugio troppo grandi per la loro possibilità di riscaldarlo (o gestirlo). Anche questo è un aspetto che spesso viene sottovalutato, o che viene considerato soprattutto in relazione a certe patologie. Viene inoltre tenuto conto, nella scala di preferenze delle api, dell'isolamento di una dimora. Nelle prove di Lindauer una buca nel terreno viene preferita a una costruzione di legno, una costruzione di legno a un canestro. Lindauer è portato a concludere che solo in situazioni di assoluta emergenza le nostre api siano disposte a costruirsi dei favi all'aperto, a differenza dell'Apis florea e dell'Apis dorsata. Ci sono apicoltori (di zone collinose interne della Toscana) che non hanno mai voluto sostituire il fondo fisso con il fondo a rete antivarroa, e che tendono a chiudere le reti d'aereazione dei cassettini portasciami quando non sia strettamente necessario per il trasporto. Spesso si associa a questo approccio l'uso di un foglio di nylon aggiunto all'interno dell'alveare sotto il coprifavo, per sopperire a periodi freddi, scarsità di provviste o scarso numero di api. L'apicoltore Luciano Pasolini, nello stesso tipo di zona, ha addirittura ritenuto di togliere il fondo antivarroa per tornare a sostituirlo col fondo fisso. Evidentemente l'esperienza di questi apicoltori li porta a valutare e privilegiare l'aspetto isolamento. Sulla costa tirrenica è invece facile trovare apicoltori che tolgano completamente il cassettino del fondo antivarroa contando sulla "bolla di tepore" che permane sollevata nell'arnia. Questi apicoltori sostengono che proprio le stesse api, nella loro zona, sembrano più disponibili a scegliere dimore con più aria e luce (incavi di olivi). Da altre province più fredde (e anche umide), quali Bologna e Cremona, a fianco di un generale utilizzo del fondo antivarroa col cassettino chiuso, esistono anche apicoltori che invernano le famiglie col solo fondo a rete e il cassettino aperto. Anche se il problema dell'uso del fondo a rete può apparire di secondaria importanza, il confronto tra queste esperienze e tra i criteri che presiedono ai diversi approcci, nonché l'eventuale rapporto di queste diversità con diverse situazioni geografiche, potrebbe essere di grande interesse. Anche l'assenza di corpi estranei è uno dei criteri di preferenza utilizzati dalle api nel scegliere un alloggio. Infine, la lontananza da altri alveari. "Se vengono offerti due luoghi della stessa qualità, ma a distanze differenti, per esempio uno a 30 metri e un altro a 300 metri, viene preferito quest'ultimo. Se ne può capire il significato biologico: se lo sciame si allontana dall'alveare materno, esso deve avere la possibilità di trovare nuovi territori di approvvigionamento nei terreni circostanti la nuova dimora e non deve assolutamente dividere con altri". In un suo studio sulle strategie di sopravvivenza delle api Hans Wille, dell'Istituto svizzero di ricerche apicole di Liebefeld, parlando dell'antica usanza di distruggere annualmente una parte delle famiglie per procurarsi il miele, avanza l'ipotesi che "questi antenati della'apicoltura conoscessero, forse per intuito, quale era la quantità di api che una regione poteva tollerare". Ecco un altro tema su cui non sarebbe male riflettere e scambiare esperienze.


LETTERA ALLA RIVISTA LAPIS
San Vincenzo 31/10/2008

Caro Paolo,
Qui di seguito troverai i meccanismi mentali che mi hanno accompagnato nella scelta dell’elevatore elettrico PAPILLON, un ibrido italiano  ZALLYS ( di Vicenza) e francese MATRANS CONCEPT ( Frontonas vicino a Lione).
Avendo preso coscienza del bisogno di agevolare il più possibile le operazioni di sollevamento nella mia azienda d’apicoltura ho iniziato, molto pragmaticamente, a pensare che cosa fosse meglio per me e per la mia realtà. Per fare questo ho gettato nel calderone delle idee tutte le mie passate " competenze" in termini di logistica , di addetto alla manutenzione , di convinto ecologista (non talebano ….) e le esperienze rimaste nel dna del mio bisnonno Gaetano Benvenuti , anno 1870, che faceva il "barrocciaio ", con una cavalla e il barroccio trasportava , negli stessi luoghi dove faccio apicoltura, la calce, i mattoni , le pietre e le damigiane , gli otri e i pezzi delle prime macchine agricole a vapore , di fattoria in fattoria, utilizzando tutte le conoscenze degli antichi per risparmiare energia nella movimentazione. Se pensi di essere più bravo dei nostri vecchi togliti il petrolio e l’energia elettrica e prova a fare le stesse cose che ci hanno lasciato loro. Dunque, senza divagare, il che mi è impossibile, mi sono ritrovato a ragionare sui metodi e sui mezzi .
Avevo già utilizzato un  "maialino" elettrico, di derivazione edile, montato su un pezzo di ponteggio innocenti a bandiera, che mi permetteva di arrivare dietro alle arnie (con un raggio di utilizzo di circa 2 mt) , che, con un apposito "castello" costruito a ridosso della cabina di guida del vecchio Ducato, mi permetteva di caricare da tutti e due i lati spostando la bandiera e il motore che ci scorreva sopra. La corrente per il funzionamento era fornita da un  generatore a benzina Honda 500 W alloggiato su di una piastra sopra la cabina. Tutto questo funzionava. Ma utilizzando questo sistema mi feci persuaso (come dice Montalbano) che tutti i pesi dovevano arrivare nel raggio di utilizzo del camion. Questa era la vera limitazione a questo sistema , e l’esperienza fatta mi avrebbe portato alla esclusione dei sistemi di sollevamento a gruetta, tipo easy loader e similari, in considerazione della organizzazione e disposizione degli apiari (nella macchia mediterranea), dove quasi mai si presentava la disponibilità di manovra e di razionalizzazione delle file di alveari. Quindi la domanda si era semplificata : - che cosa mi può permettere di accedere negli stretti stradelli ? Che cosa mi può permettere di utilizzare il sollevamento indipendentemente dal mezzo (che si può guastare, anche nel bel mezzo del raccolto), che  cosa mi può aiutare ad aggiungere melari minimizzandone la movimentazione? Potrò utilizzarlo in laboratorio, senza emissioni inquinanti , per spostare secchi di miele da destinare al forno, per le arnie vuote , per le pile di melari? Ecc. ecc.
Per chiarire ulteriormente c’è da dire che possedevo già una carretta a cingoli motorizzata, chi ha  avuto a che fare con  questo mezzo si sarà reso conto dell’eccessiva instabilità che questa presenta nei tracciati accidentati dei nostri apiari. Quindi, finalmente, complice la pubblicità dell’azienda riportata sulla rivista francese "L’Abeille de France" alla quale sono abbonato da circa quindici anni, ho scoperto l’esistenza di questo piccolo elevatore , elettrico,equipaggiato con un paio di forche per il sollevamento e oltretutto con il movimento di inclinazione. Se le api raccolgono tonnellate di miele a viaggi di 10 milligrammi ogni volta, mi sono detto, può darsi che questo piccolo muletto, con una capacità di sollevamento dichiarata di 90 Kg, mi possa aiutare a realizzare i carichi con la stessa filosofia delle api (penso che l’azienda Piaggio di Pontedera ci fosse arrivata prima di me….).
La perplessità rimaneva per il motore elettrico. Quanta autonomia? Quanta capacità di movimentazione?
Ad ogni modo il periodo del brain storming era finito, da qui in avanti si trattava di pianificare e realizzare. E’ iniziato uno scambio di e-mail con il titolare dell’azienda Sig. Pierre Ogier, che , pazientemente, si è reso disponibile alle mie domande di chiarimento, sia tramite lettera che per telefono, il mio francese basilare mi ha permesso di chiarire tutti gli aspetti dell’acquisto (sommato alla pazienza del Sig. Pierre).Dunque abbiamo stabilito l’acconto, il saldo, i metodi di pagamento, la scelta del modello con doppie scanalature, le ruote riempite da schiuma uretanica imperforabile. Nel contempo avevo inserito l’acquisto dell’elevatore  nella richiesta del Regolamento (CE) n° 797/04. Alla data stabilita del ritiro, dopo un viaggio di 650 Km circa, grazie alle mappe di Google, mi sono presentato nell’officina di Frontonas, dove  il mezzo mi è stato consegnato in tempo per l’inserimento nella richiesta di aiuto comunitario, esattamente come mi era stato promesso.Per inciso ho trovato una azienda molto giovane, artigianale, con un gran senso del mestiere e dell’attaccamento al proprio lavoro, forse solo un po’ sorpresi che un italiano avesse fatto tutta questa strada per il loro elevatore, comunque molto professionali e seri.
Il mezzo è l’elaborazione francese di una carretta elettrica italiana ; Zallys mod. Brio che viene utilizzata soprattutto in lavori di piccola edilizia, giardinaggio e trasporti , con la durata di utilizzo fino ad una giornata. La trasformazione in piccolo muletto ha trovato  la logistica della mia piccola azienda già predisposta, con i pallets  a giusta misura .La prova in campo è stata effettuata dopo una modifica alle forche effettuata  in tutta fretta dal mio amico fabbro Sandro Ioime. Si è trattato soprattutto di adeguare la lunghezza delle forche al fatto che le arnie italiane hanno il portichetto e quelle francesi no . Ho iniziato i lavori caricando direttamente il muletto sul pianale del Mahindra , utilizzando due piani dei ponteggi innocenti per farlo salire, per non farlo slittare ho usato due pannelli gialli usati per le gettate di calcestruzzo in edilizia per diminuire la tendenza delle ruote allo slittamento.In questa prima fase l’ho utilizzato per aggiungere melari in basso, alzando semplicemente quelli già in sede, sia utilizzando le forche lisce (sui melari con maniglie), sia le forche a pressione (che entrano dentro le maniglie incavate), per caricare arnie morte, per movimentare pile di melari vuoti. Il muletto si è mosso su tutti i terreni, e le poche volte che questo non è stato possibile (presenza di fosse scavate dall’acqua ecc.), il lavoro è stato effettuato lo stesso utilizzando i pannelli di legno come basi per l’avanzamento.
La sua grande utilità e risparmio di energia si è però concretizzata durante la raccolta dei melari a fine stagione. Si soffiavano i melari e si impilavano sul pallet con un apiscampo alla sommità, da tre a cinque secondo il contenuto effettivo di miele, dopodichè si trasportavano e  caricavano sul pianale del camion. Il melario veniva sollevato dall’arnia al tettino per la soffiatura, poi adagiato vicino sul pancalino, dopo questa semplice operazione il resto della movimentazione fino al laboratorio di smielatura è stata a carico del muletto.
La legatura con tiranti a cricchetto (come fanno gli americani) è stato un accorgimento ulteriore per non legare niente ed avere più sicurezza negli spostamenti e nei carichi.
Un carrellino appendice dove riporre il muletto per il trasporto è stata la soluzione per sfruttare appieno il pianale e la capacità di carico del mezzo.
500 melari sono stati soffiati e trasportati con 1 settimana effettiva di lavoro di due persone, considerando la frammentazione degli apiari e l’età media degli addetti (per noi) è stato un grande risultato.
Il muletto continua ad aiutarmi in laboratorio, silenziosamente, come mi aiuta in campagna senza fare schiamazzi e fumi nauseabondi, fermandosi  anche a mezz’aria permettendomi di finire i lavori con calma. Rischiando le battute sarcastiche penso che installerò un pannello fotovoltaico per ricaricare "la belva", chiudendo il cerchio della mia bella fabbrica naturale e sentendomi ancora più in sintonia con "l’anima mundi" e con tutti gli alchimisti che ci hanno preceduti.


ADAC


Marco, Carla, Melissa und Cosimo Mantovani
Idylle zwischen Bienenstand und Olivenbäumen

Marco Mantovani ist der beste Beweis für die These, dass das Lebensglück in erster Linie von der eigenen Einstellung abhängt. Der 46-jährige Imker fährt einen staubigen, neun Jahre alten Alfa Romeo ohne Klimaanlage und sagt stolz: „Der Motor ist von Porsche!“ Er besitzt 25 Bienenstöcke mit je 80 000 Bienen, produziert 12 000 kilo Honig im Jahr, verdient dabei eher wenig und Iacht trotzdem :“Ich habe mehr Arbeiterinnen als Berlusconi!“
Mit seiner Frau Carla, den Kindern Melissa, 16, und Cosimo, 7,wohnt er in dem toskanischen Küstenstädtchen San Vincenzo in einem 60-Quadratmeter Apartment, in dem der Flur als Wohnzimmer dient, und fühlt sich reich beschenkt. „Dieses Land, diese Natur hier entschädigen mich für alles. Ich möchte nirgendwo sonst leben.“ Trotzdem wird demnächst umgezogen. Ein bisschen ausserhalb von San Vincenzo, im Grünen zwischen Olivenbäumen und Sonnenblumenfeldern, baut der Imker mit viel Eigeneinsatz gerade ein Haus, das Honig-Werkstatt und Familienheim in einem werden soll. Marco hat schon immer vom Leben auf dem Land geträumt. In der neuen Wohnung wird es ein Wohnbad “wie bei den alten Römern“ geben, einen Ankleideraum und weitläufige 150 Quadratmeter Raum.“Wir werden Wegweiser anbringen müssen!“, sagt er und grinst.Die Zufahrt zum neuen Haus will Marco Mantovani auf die alte römische Art pflastern, mit vier Schichten, „wie die Via Appia, die hat 1000 Jahre gehalten“. Marco ist hiern geboren, an diesem Küstenstreifen der Maremma zwischen Cecina und Piombino, an dem das Licht überirdisch hell gleisst, das Meer von kilometerlangen Pinienwäldern gesäumt ist und die Etrusker in Populonia jede Menge Gräber und Tempel hinterlassen haben, was Marco als Liebhaber der etruskischen kultur natürlich besonders freut. In San Vincenzo besuchte er die Volksschule, ein kurzsichtiger, rothaariger Bub, der immer ganz nah herangehen musst, wenn er etwas sehen wollte. So entstand seine Begeisterung für  Bienen, die er bis ins kleinste Detail studierte. „Ich hatte eigentlich immer ein paar Stiche“.
Nach der Schule versuchte er sich als Obstverkäufer, als Fotograf und auf dem Bau, heiratete dann die ebenso rothaarige Grundschullehrerin Carla und landete als Computertechniker in einer Fabrik- wo er jahrelang blieb, aber keine innere Befriedigung spürte. Erst nach Cosimos Geburt fand er den Mut, das alte Leben aufzugeben und das zu machen, wovon er schon immer geträumt hatte: Honig.
Heute hat Marco Mantovani viel mehr zu tun als früher und vom Tragen der 30 Kilogramm schweren Honigkästen so muskulöse Oberarme bekommen, das sie auch als Oberschenkel durchgehen könnten. Carla hat in ihrer Küche den Gebrauch von Zucker  aufgegeben und benutzt nur noch Honig-im Kaffee, im Kuchen, überall. Die bildhübsche Melissa besucht die höhere Schule in Cecina, hat im Kinderzimmer die regenbogenfarbene „Pace“- Fahne aufgehängt, träumt von einer Reise nach Indien und geht, seit sie bei den Pfadfindern aufgehört hat, zweimal in der Woche zum Funky Dance. Cosimo malt und erfindet. Aus zwei Plastikbechern, Tesafilm und einer Schnur hat er einen ziemlich gut funktionierenden Kreisel gebaut.
In den Ferien fahren die Mantovani immer ins Trentino, wo Carla Verwandtschaft hat, Marco zu viele Knödel isst und spätestens nach einer Woche wieder nach Hause will, denn ohne das Meer kann er nicht leben. Das Meer befreise seinen Geist, sagt er, und gebe ihm in schwierigen Situationen die richtigen Antworten.
Auch Carla ist glücklich am Wasser. Im Juli und August, wenn Schulferien sind, zieht sie jeden Morgen mit Melissa, Cosimo und dem Sonnenschirm zum Strand Conchiglia im Norden von San Vincenzo. Nur am Sonntag setzen die Mantovani freiwillig keinen Fuss in den Sand. Wenn Scharen von Städtern anreisen, die Strassen verstopfen, Eispapierchen fallen lassen und im Wasser herumlärmen, dann steigt Familie Mantovani geschlossen in den Alfa Romeo, startet den Porsche-Motor und fährt weit ins Hinterland hinein, Museen mit etruskischen Schätzen basuchen, toskanische Natur atmen und einfach mal gar nichts tun.


BIENEN-ZEITUNG 9/1997

Imkerei anderswo

Die “Apicoltura  Mantovani“ kam vom Sohn zum Vater

Berchtold Lehnherr, Krattigstrasse 55, 3700 Spiez

Marco und Divo Mantovani führen in San Vincenzo in der Toscana einen für italienische Verhältnisse mittelgrossen Imkereiberieb und schleudern rund 8 Tonnen Honig, gewinnen Propolis, Pollen und Wachs und stellen Völker zu Bestäubungszwecken in die Melonenfelder. Interessantetweise sprang der Funken zur Imkerei von Sohn Marco auf Vater Divo über.
Von 20 Jahren begann Marco Mantovani zu imkern. Der Computer-Ingenieur interessierte sich stets für Insekten, hielt sie in allerlei Schuhschachteln und kam schliesslich zur Imkerei, in der heute auch sein Vater Divo mitarbeitet. Denn 200 Völker geben einiges zu tun, und die Wanderung bewerkstelligen Vater und Sohn zu zweit.

Wanderung in die Blütentrachten

Im Frühling verstellen Mantovanis die Völker in den Norden der Toscana, um Akazienhonig zu gewinnen. Danach geht es nach Süden in die Kastanientracht. Die vollen Honigwaben werden nach Hause gebracht und in San Vincenzo im „Laboratorio“ maschinell entdeckelt und geschleudert. Je nach Blütensaison kommen die  Völker in die Felder mit Süssklee, „Sulla“ ( Hedysarum coronarium), in die Sonnenblumen oder in die Küstenlagen mit Macchiagebüsch, Erika und Wach holdersträuchen, die im Herbst blühen und den bitteren Corbezzolohonig geben.

Vielfalt von Honigsorten

„Dieses Jahr honigten die Brombeeren recht gut“, berichtet Marco. Brombeerenhonig heisst „miele di rovo“ und kandiert wie der Eucalyptushonig feincremig. Durchschnittlich ernten Mantovanis 40 kg Honig pro Volk und verkaufen ihren Honig nach Sorten getrennt in 250- und 500-g-Gläsern, die der Computerfachmann Marco mit einer selber entworfenen Etikette versieht und die Deckel mit einem eigenen Streifen versiegelt. Wie in andern EU-Ländern ist die Angabe der Serie mit einer Lot-Nummer (z.B.“MF 96“ für „Mille fiori 96“) neben dem empfohlenen Verzehrdatum (2 Jahre nach dem Datum der Schleuderung ) sowie die Namenangabe obligatorisch.Auf Mantovanis Etikette steht aber neben der Herkunftsangabe auch die Honigsorte:“Acacia, Macchia, Castagna, Erica, Ecalypto, Sulla, Girasole, Mille fiori, Corbezzolo“. Neuerdings mischt Marco Mantovani auch pulverisiertes Propolis in den Blütenhonig (zirka 5 g auf 250 g Honig) und verkauft diesen als Propolishonig zur Stärkung der Abwehrkraft. „Wozu ist denn der Corbezzolohonig besonders gut?“, erkundigt sich eine Kundin im schön eingerichteten Verkaufslokal beim „Laboratorio“, das alle Samstagnachmittage geöffnet hat.-“Einfach zum Essen“, antwortet Divo Mantovani. Der höhere Preis dieses speziellen Honigs liegt in seiner Rarheit begründet. Nur auf Sardinien, Korsika und an den Küstengegenden in der Toscana kann man ihn gewinnen. Dessen Bitterstoffe sind vergleichbar mit denjenigen des Kastanienhonigs, die gegen Erkältungen besonders wirksam sind. Auch Propolistinktur, gereinigter Blütenpollen und Scheibenhonig in formschönen Kunststoffdosen sind im Verkaufsladen ausgestellt, wo sich auch die Honiggläser auf den Regalen sehr schön präsentieren.

Bienenareal mit dem „Laboratorio“

„Wir haben uns das Holzhaus mit Büro und Verkaufslokal selber gezimmert“, berichtet Marco, „auf der Kombi-Kreissäge schneiden wir auch die Wabenrähmehen zu und die Dadant-Honigaufsätze.“ Im Lagerschuppen stapeln sich die Leermagazine mit den geschleuderten Honigwaben, z.T. Mit Mittelwänden. „Als Mottenschutz verwenden wir nicht mehr die Paradichlorbenzol-haltigen Kugeln, sondern schwefeln die aussortierten Honigwaben einmal“, sagt Marco Mantovani, der in Perugia Bienenzuchtkurse absolviert hat und heute drei Provinzen in der Region Toscana als Bienenzuchtberater betreut.Diese Arbeit sei nicht bezahlt, berichtet uns der versierte Imker , doch mache der Kontakt zu andern Imkern Spass, wenngleich es nich immer einfach sei, die Kollegen auf Krankheiten oder Rückstandsprobleme im Wachs aufmerksam zu machen, wie dies eben beim Paradichlorbenzol der Fall sei.“Gegen die Varroa behandeln wir mit Api Life Var“, fährt er fort, „dieses Mittel wurde ja auch in der Schweiz mit Erfolg getestet.-Natürlich gehört auch die Ablegerbildung dazu.“In einem zweiten Schuppen lagern unzählige Fünfwaben-Ablegerkistehen, die Dadant-Brutwaben  aufnehmen, und zwar solehe mit Gitterböden und dünnen Sperrholzwänden für Kunstschwärme und Brutableger im Sommer sowie andere aus dickerem Holz und ohne Gitter zur Überwinterung der Jungvölker auf fünf Dadant-Brutwaben. Mantovanis züchten nicht nur viele Königinnen auch Gelée Royale im langen Zweivolkkasten mit einem weisellosen Mittelteil, der durch Absperrgitter abgetrennt ist und die belarvten Weiselnäpfehen aufnimmt. Dia Jungköniginnen lässt Marco Mantovani im „Kühlschrank“ schlüpfen. So nennt er den zum Brutschrank umgerüsteten alten Kühlschrank, wo er die Temperatur auf 36 °C bei 90% Luftfeuchtigkeit einstellt.Nach dem Schlüpfen kommen die Königinnen in selber gebaute Begattungkästehen mit drei zusammensteckbaren Wäbehen, so dass je zwei eine Dadantbrutwabe ergeben und zum mühelosen Beweiseln eines Fünfwaben-Ablegerkastens dienen  „Noch im Oktober tragen die Bienen Pollen ein, so dass die Ableger erstarken und ohne Zuckerwasserfütterung durchkommen“, erzählt Vater Mantovani. Das milde Klima der Toscana lässt mehr zu , als wir es im Alpenraum gewohnt sind. Andererseits gibt es auch in der Toscana recht viele Völkerverluste curch Krankheiten wie Virosen. Faulbrut und Varroamilben, Mantovanis sind gerade dabei, alte Waben von eingegangenen Völkern einzuschmelzen. In einem ausgedienten Camping-Zelt steht ein Gesbrenner, der im selbstkonstruierten Wachsschmelzofen Dampf erzeugt. Auf praktische Weise lassen sich rund 20 Dadantwaben in den viereckigen Schmelzhafen. Zur Verarbeitung des trocken ausgepressten Abdeckelungswachses verwenden Mantovanis einen runden Wachschmelztopf. Es fälltauch recht viel Abdeckelungswachs an, denn im Schleuderraum steht eine halbautomatische Entdeckelungsmaschine, die die eingeführten Honigwaben rasant abdeckelt, Nach dem Abtropfen gelangen die Wachspartikel in eine Obstpresse und als trockene Abdeckelungsklötze in dem Dampfwachsschmelzer zur Sterilisation. „Auch die Rähmchen werden zusätzlich nochmals im heissen Dampf entseucht, damit die Krankheitskeime abgetötet werden“, erläutert Berater Marco Mantovani.

Ein praktischer Schleuderraum

Nicht nur die Sorgfalt bei der Entkeimung von alten Beuten ist beeindruckend, auch das neu geplättelte „Honighaus“ mit der Schleuder, dem Honigsiebkasten, der Pumpe und den Lagerkesseln ist überlegt eingerichtet. „Wenn wir mit dem Lastwagen zum „Laboratorio“ kommen, laden wir die Magazine auf kleinen Paletten direkt vor der Türe des Schleuderraumes ab, fahren dann mit dem Hand-Gabelstapler herein zur Wanne, wo die Entdeckelungsmaschine steht“, erklärt Marco. Erstaunlicherweise prunkt dort keine grosse Honigschleuder. Die 16-Waben-Radialschleuder macht sich geradezu klein aus gegenüber den drei grossen 200-Liter-Honigpumpe und dem Honigauffanggefäss mit Wachsabscheider unter der Schleuder verbunden sind. Auch fällt die grosse Abfüllwanne mit dem Dosiergerät auf, das mit Druckluft arbeitet. „Das wir zu Hause auch Oliven pressen und abfüllen“, erklärt Marco, „haben wir-wie beim Abfüllen von Olivenöl-einen zweiten Abflusshahn beim Honig-Abfüllbecken angeschweisst. Dies ermöglicht uns, kleinere Serien abzufüllen und den Rest aus dem Abfülltank nochmals in Kesseln zwischenzulagern oder in die Lagertanks umzupumpen“. Das Honighaus Mantovanis ist eigenlich nicht gross, enthält aber alles, um funktionstüchtig zu sein. Auch Honiggläser stapeln sich neben der Abfüllmaschine. Die Etikettier- und Verpackungsarbeit erfolgt dann im Büro des Holzhauses neben dem Verkaufslokal. Und von hier erfolgt die Auslieferung an die Geschäfte im Tourismusort oder an die Privatkunden. Da sich Mantovanis „Laboratorio“ nicht unweit vom grossen Einkaufszentrum südlich von San Vincenzo befindet, kommen oft Honigkunden im „Bienengarten“ in Guardamare vorbei. Diesen zeigen Vater und Sohn gerne, wie sie Honig, Wachs und Propolis oder Gelée Royale verarbeiten. Und im Fotoalbum sieht man, wie sie die Völker in die Tracht verstellen. Honigräume mittels einfacher Hebe vorrichtung zwischen schieben, mit dem kleinen Raupenfahrzeug die Magazine zusammenführen oder die Schwärme von den Eucalyptusbäumen holen. Eine Kinderzeichnung an der Wand, die dem „Bappo“ gewidmet ist, zeigt, dass sich auch der Nachwuchs für die Bienen interessiert, von denen sich auch der sympathische Computerfachmann Marco und sein fröhlicher Vater Divo Begeistern lassen.

BIENEN-ZEITUNG 9/1999

Imkerei anderswo

Auf den Spuren von Schweizer Imkerreisen bei Mantovani

Berchtold Lehnherr. Krattigstrasse 55, 3700 Spiez

Regelmässig kommen bei der Imkerei marco und Divo Mantovani auch Schweizer Imker und Touristen vorbei. Sie treffen die beiden Imker. Sohn Marco und Vater Divo, neben der  „Guardemare“ in San Vincenzo in der Toskana, wo sie ihren Verkaufsraum und ihr „Laboratorio“  haben.Die verschiedenen Honigsorten und Bienenprodukte setzen Mantovanis auch in den umliegenden Verkaufsläden ab, und der Erlös fliesst dem Betrieb zu, der sich allmählich vergrössert hat.
Der Bienenzuchtberater der südlichen Toskana, Marco Mantovani, ist von Beruf Elektroingenieur und Computerfachmann. Mehr als das Programmieren fesselt ihn aber die Imkerei, die der Familie einen Nebenerwerb siehert. „Am liebsten möchte sich Marco nur noch der Imkerei widmen“ sagt der Vater Divo, der für Ordnung im “Laboratorio“ ausserhalb des Städtehens San Vincenzo schaut und die neue Serie von 100 Dadant-Beuten selber zusammengenagelt hat. Insgesamt hat er 250 neue Kästen bestellt.

Varroa und Wirtschaftsförderung

Dank der EU-Investitionskredite an varroageschädigte Imkereibetriebe sind Betriebserneuerungen möglich geworden. So kostet das Material für eine Dadant-Magazinbeute samt Honigzarge und Rahmen nach Abzug von rund 20 Franken Subvention in Italien noch umgereehnet rund 90 Franken. „Die Idee dahinter ist der Ersatz von alten Beuten, die keinen Gitterboden haben. Damit ist eine wichtige Voraussetzung für die Varroakontrolle geschaffen und die biotechnische Varroabekämpfung von unten ist viel leichter „ , erklärt der Bienenzuchtberater. Eine durchaus kluge Subventionierungspraxis, wenngleich sie nach dem vielkritisierten Giesskannenprinzip erfolgt. Denn mit der Hilfe an die Imkereien, die auch in Ausland in letzter Zeit enorm hohe Völkerverluste beklagen missten, werden auch Handwerker und Zulieferfirmen unterstützt. So bezieht Mantovani die zugeschnittenen Beuteteile und Dächer von Roberto Guerri, der im nahe gelegen Montalcino eine Bienenschreinerei mit Imkergerätehandel betreibt und von den neuen Aufträgen profitiert. Die Gesuchstellung führte über die Apitalia und Apitoscana-Verbände, also  über die Imkervereinigungen, die die staatlichen Subventionen vermitteln.

Persönliches Engagement

Divo und Marco Mantovani empfangen auch gerne Besucher aus dem In- und Ausland in ihrer Imkerei ausserhalb des Städtchens. Während sich die Frauen von der Vielfalt und Präsentation der Honiggläser und Bienenprodukte im Verkaufsläden angezogen fühlen, werfen die Imker gerne einen neugierigen Blick in den Schleuderraum, das Webenlager in einem Baustellen-Kontainer, in die Heissluft-Truhe zur Trokken- Desinfektion ganzer Beuten oder in die umliegenden Ablegerkästen. Eine neue Schleuder für 42 Rähmehen prunkt im voll geplättelten Schleuderraum, der Elektrizitätsanschlüsse und fliessendes  Wasser auf weist. Marco hat die Elektronik zur Optimierung der Drehgeschwindigkeiten selber revidiert. Die grosse Schleuder konnte als Occasion von einer Imkergenossenschaft gekauft werden. Gegenüber der ersten  9-Waben-Radialschleuder, die Marco Mantovani 1983 kaufte, als er zu imkern begann, nimmt sich die neue Schleuder fast prahlerisch aus. Sie schleudert innert fünf Minuten rund 80 kg Honig und leistet das, was früher zwei Personen zu tun hatten.Auch eine Entdeckelungs-maschine erleichtert heute die Honigernte und hinterlässt gleichmässig beschnittene Honigwäbehen, die im Kontainer gelegert und mit Schwefel vor Mottenfrass geschützt aufbewahrt werden. Zum Abfüllen des Honigs dient eine Pumpe und ein selber konstruierter, unten konisch zulaufender Grossbehälter mit pneumatischem Dosierungsgerät. Damit können die Sortenhonige wie Sonnenblumen-, Marucca-, Kastanien-, Akazien- und Eucalyptushonig abgefüllt werden.Auch kleinere Mengen an Spezialitäten wie der im November anfallende bitter schmekkende Corbezzolohonigh aus den Küstengegenden der Toskana lässt sich mit den funktional zusammengestellten Gerätschaften verarbeiten. Da diese aber  zunehmend Platz beanspruchen, suchen Divo und Marco Mantovani nach einer Verbesserung des Laboratorios. Gerne möchten sie mit dem Camion direkt in die Lagerhalle hineinfahren und die Magazine rationeller umladen können. Ein Baugesuch für die Imkereivergrösserung haben sie inzwischen schon gestellt. Das persönliche Engagement bleibt auch trotz EU-Beihilfen die wichtigste Triebfeder des Nebenerwerbsbetriebes, der „flügge“ wurde.

Tipps zur Varroabekämpfung

Die Sorge um die Gesunderhaltung der Bienenvölker ist auch in Italien gross. Marco Mantovani versucht die Milbenbekämpfung den Verhältnissen im Bienenvolk und der Tracht anzupassen und praktikabel zu gestalten. Die Oxalsäure-Träufelmethode stammt aus solchen Überlegungen. Nach Berichten aus Sizilien soll diese auch während des trockenen Sommers, wenn die Bienenvölker in der Brut zurückgehen, effizient gewirkt haben. Aus preislichen und praktischen  Überlegungen hat auch Marco Mantovani mit der  Oxalsäure-Träufelmethode gearbeitet. Die Varroatose leitet nach seinem Dafürhalten aber auch weitere Folgekrankheiten ein, so dass letztlich Faulbrutfälle zu verzeichnen sind. Ein frühzeitiges Abfangen der Milben wäre günstig, sagt Marco Mantovani, jedoch mit  Oxalsäure allein nicht möglich. Nun möchte er auch weitere biotechnische Substanzen, die für Honig und Bienen unbedenklich sind, gegen die Milbenplage einsetzen. Aus der Überlegung , dass Milben Zecken sind und diese mit Ölbegossen vom Opfer lassen, könnte auch Paraffinöl auf die Rahmen geträufelt zur Milbenfalle werden. Ähnlich spekulative Gedanken hatten seinerzeit zur inzwischen erfolgreichen Anwendung von Api-life-Var geführt, das heute noch als verlässliches Mittel eingesetzt wird, aber teuer ist.

BIENEN-ZEITUNG 10/2000

Nachrichten aus Vereinen und Kantonen

Verbandsreise der Berner Imker in die Toskana

Trotz vieler Umwege infolge der durch heftige Schneefälle versperrten Pässe erreichten die 72 bernischen Bienenzüchter am 16.April Castagneto Donoratico in der Toskana kurz nach Mitternacht. Der Reisebus der Firma Gerber sollte uns Während der Toskana-Reise auf verschiedene Bienenzuchtbetriebe führen. Der erste Besuch galt der Familie Mantovani in San Vincenzo.
Marco und Divo Mantovani führen in San Vincenzo einen mittelgrossen Imkereibetrieb.Vor etwa 22 Jahren legte der Computerspezialist Mantovani den Grundstein für seine heutige Imkerei, in der auch sein Vater Divo mithilft. Marco hat in Perugia die Grundbegriffe der Bienenzucht gelernt und ist heute in drei Provinzen in der Toskana Bienenzuchtberater.Diese Arbeit sei aber nicht bezahlt, betonte er. Doch habe er am Besuch der verschiedenen Imker und deren Diskussionen viel Spass und Genugtuung.

Verschiedene Produkte

Mantovanis produzieren verschiedene Sortenhonige und züchten nicht nur viele Königinnen zum Eigengebrauch, sondern gewinnen auch Gelée Royale im Zweivolkkasten mit einem weisellosen Mittelteil, der durch Absperrgitter abgetrennt ist. In diesem weisellosen Mittelteil werden die belarvten Weiselnäpfchen eingehängt. In einem eigenen Verkaufsladen werden die verschiedenen Imkereiprodukte sehr ansprechend ausgestellt und dem Käufer angeboten. Das Angebot reicht von den diversen Sortenhonigen wie Akazien-, Süssklee-, Sonnenblumen-, Erika- oder Corbezzolohonig, um nur einige aufzuzählen, bis hin zu Propolis, Kosmetika und schön verzierten Kerzen.

BIENEN-ZEITUNG 5/2001

Zwei Schweizer Anfänger-Imker in der Toskana

Berchtold Lehnherr, Krattigstrasse 55,3700 Spiez

Erich Bleuler lebt schon seit 20 Jahren in der Klimatisch milden Toskana. Hier betreibt der Auslandschweizer eine Kleine Landwirtschaft und hat verschiedene Male zu imkern begonnen, es aber dann wieder aufgegeben. Erst beim vierten Anlauf hat es ihn nun richtig gepackt.Auch Lukas Berni stammt aus der Schweiz und ist Imkeranfänger in der Toskana. Er führt seit zwei Jahren mit seinen Eltern einen Bio-Gemüsebetrieb in der Nähe von Donoratico.
„Jemand gab mir zwei Beuten“, erzählt Erich Bleuler, „und ich beschaffte mir Bienenvölker aus der Nähe von Castagneto Carducci.“ Aber auch in der bienenfreundlichen Toskana, wo jeder Zaunpfahl zu honigen scheint, braucht es imkerliche Kenntnisse. Den Bienen lauern auch hier viele Feinde, und die verbreiteten Brutkrankheiten raffen ganze Bienenvölker dahin, Hornissen und Vögel fangen viele Flugbienen ab, und Mäuse sorgen im Winter für Aufruhr im Volk. So kann es vorkommen, dass die Bienenkästen im Nu wieder leer sind. „Um mich in der Imkerei weiterzubilden, begann ich auch, den „Schweizerischen Bienenvater“ zu lesen “begriff aber nicht viel davon“, erzählt Erich, der als Anfänger dann Hilfe vom Berufsimker Marco Mantovani aus San Vincenzo erhielt. Im Bienenkurs trifft er mit andern Anfängerkollegen jeden 4. Samstag zusammen. Wie anderswo an Imkerhöcks werden Praxisfragen diskutiert und Erfahrungen ausgetauscht.

Private Initiative

„Es dauert lange, bis man versteht, was eigentlich in den Bienenkästen abgeht“, gesteht Erich ein. „Divo und Marco sind aber ganz feine Imkermeister, die mir den Einstieg erleichtern.“ Diese machen sie uneigennützig und ohne Beraterhonorare. Auch kennt man  in Italien keine lokalen Bienenzuchtvereine. Jungimkerwerbung und Beratung bleiben der privaten Initiative anheimgestellt, und die Imkertradition wird in den Familien weitergegeben. Der Staat hilft nur regional und bei der Seuchenbekämpfung. „Für die Honigvermarktung bestehen jedoch harte Vorschriften“, sagt Erich, „der kleine Produzent hat kaum Chance, mit seinem Honig in die Läden zu kommen.“ Weitgehende Hygienevorschriften verlangen gekachelte Schleuderräume, Chromstahlgafässe und eine Imker-Ausbildung.

Mit Kind und Kegel in der Wildnis

Vor 20 Jahren zog Erich Bleuler mit Freundin und Kind in ein Seitental bei Castagneto Carducci, rodete das Land mit dem Gertel von Brombeeren und schlug sich mit Hund, Pferden, Shafen, Schweinen und Ziegen durch. Die langen Tage waren ausgefüllt mit strenger Arbeit. Neue Landstücke kamen hinzu. Bis zu 10 Hektaren bewirtschaftete  der ehemalige Bauzeichner aus dem Kanton Zürich. Auch die Familie wuchs. Die Kinder gingen zu Fuss bis zum nächsten Schulbus und mussten auf vieles verzichten, was andere an Komfort hatten. Erich half in der Ölmühle aus, wo er auch seine eigenen Oliven pressen konnte. Für die Familie baute er eine Schutzhütte aus. Doch hatte er anfänglich weder Strom noch Gas. Nur die Wasserversorgung und das steile Natursträsschen führten in die Wildnis, die von Fasanen, Hasen, Wildschweinen und Jägern bevölkert war.

Bienenparadies

Ausser Oliven und Weinanbau trägt hier eigentlich nichts wirtschaftliche Früchte.Doch diese bedingen auch teure maschinelle Einrichtungen. So bleibt Erich vor allem die Bienenzucht, der er sich nun verschrieben hat. Sein Bienenstand in der Nähe des Hauses ist umgeben von Corbezzolosträuchern, Erikastauden und Eichenwald. Damit die letzte Corbezzolo-Ernte genutzt werden kann, vereinigt Erich zwei Ablegervölker noch im Oktober. Zur Varroabekämpfung behandelt er im September mit Apilife-Var und schiebt zur Kontrolle des Totenfalls einen weissen Karton von vorne durchs Flugloch auf den Kastenboden. Sabine, Erichs Lebensgefährtin, stellt Kräuteressenzen her-für sich, die Familie und die Bienen. Erich möchte am liebsten auf die Varrosbehandlungen verzichten.- „Aber etwas machen musst du-“ sagt er aus Erfahrung mit dem Olivenanbau, wo Pflanzenschutz unentbehrlich ist.“Mein Lehrmeister Marco Mantovani weiss auch gut Bescheid mit der Varroabekämpfung“, sagt Erich.“ Er variiert mit den Medikamenten und bildet viele Ableger, um die verlorenen Völker zu ersetzen.“ Neue alternative Wege sucht aber auch der Anfängerimker. Sei es mit dem Bestäuben von Olivenöl oder der Verfütterung von Knoblauch-Hefe-Sirup oder mit homöopathischen Mitteln. Nur sicherer sei es, auf die Erfahrung von Marco zu bauen und zumindest im September mit Apilife-Var zu behandeln, damit die Völker bis in den Februar, wenn die Mandelbäume zu blühen beginnen, durchhalten und der Start in die neue Saison gelingt.

Lukas Berni, der Gärtner

Der gebürtige Valser und Bündner Lukas Berni studierte Geografia an der Uni Freiburg. Er machte dann aber den Gemüsebiobetrieb, den seine Eltern in der Toskana gekauft hatten, zum Beruf. Durch Zufall kam er zu Bienen.Der Bündner Aussteiger Joel Caluonder brachte ihm eines Tages zwei Bienenschwärme in Kartonschachteln und erzählte ihm von den Berufsimkern Marco und Divo Mantovani. Was sollte Lukas anderes tun, als mit der Bienenhaltung zu beginnen! Mantovanis halfen ihm mit zwei Dadantbeuten aus. Damit war der Einstieg gemacht und der „Draht“ zum Lehrmeister Mantovani gefunden.

Imkerhock und Dadantbeuten

Einmal im Monat trifft sich seither Lukas mit andern Anfängern zum Höck im Laboratorio Mantovani in San Vincenzo. Darunter befinden sich gebürtige Leute aus Schottland, Italien, Saudiarabien und der Schweiz. Zum Aufbau seiner Imkerei baute Lukas neue Dadantbeuten zusammen. Die Seitenteile, Boden und Deckbretter stammen aus der Bienenschreinerei von Guerri aus Montalcino.“Das Material Toscanini Berufsimker helfen sich und auch anderen

Berchtold Lehnherr, Krattigstrasse 55, 3700 Spiez

In San Vincenzo in der südlichen Toskana hegen Divo und Marco Mantovani neue Pläne mit dem Ausbau ihrer Imkerei.
Bevor sie aber zu produzieren beginne, haben sie die Absatzkanäle ausgebaut. Sie helfen aber nicht nur sich selber, sondern auch andern Jungimkern beim Aufbau ihrer Imkerei.

„Neuerdings haben wir unseren Honig auch im Coop-Supermarkt im Verkauf“, erklärt Divo Mantovani die neue Marketingstrategie der Imkerei von Vater und Sohn vor den Toren San Vincenzos. Marco, Divos Sohn, hat seinen Job als Computeringenieur in Piombino an den Nagel gehängt, um sich vollzeitlich der Imkerei zu widmen. Die Basis bilden rund 300 Völker auf verschiedenen Standorten entlang der küste und in den bewaldeten Hügeln der südlichen Toskana.Hier werden Marruca-, Erika-, Akazienhonig geerntet, während Sonnenblumen- und Melonenhonig von den Feldern in der Ebene anfällt.

Kleinlastwagen und Ökonomiegebäude

Die Anwanderung in die verschiedenen Trachten erfolgt neuerdings mit einem Allradangetriebenen Daewoo-Lastwagen, der gross genung ist, 24 Kästen aufs Mal zu transportieren, aber aufür eine Beute samt Dach, Varroaboden und Rahmen kostet keine 80 Franken“, sagt Lukas. Im Lager hinter dem Schuppen warten 15 fertige Kasten, die mit einem Leinölanstrich versehen sind, auf ihre Bevölkerung. Einige Ableger hat sich der Jungimker von Mantovani gekauft, weitere will er nächsten Frühling selber machen.“ Ich lerne Schritt für Schritt und schaue Marco ab, wie er die Varroa bekämpft. Auch Lukas' Vater, Peter, der nach seiner Pensionierung in der Toskana lebt, wertet das Zusammentreffen mit Marco Mantovani als Glücksfall. Lukas und Erich schleudern gemeinsam und teilen auch ihre Erfahrungen aus. Ihr Millefiori-Honig aus Castagneto Carducci ist der goldene Lohn für die Stiche, die auch Anfänger erleiden müssen. Für ihren Honig haben sie jedoch noch längst keine Absatzsorgen, findet er doch in der eigenen Familie reissenden Absatz. Lukas ist nicht nur ein Imkerpionier, sondern baut auch Biogemüse an, das in Italien noch weniger verbreitet ist. Sein Bio-Olivenöl verkauft er hauptsächlich in seinem Bekanntenkreis in der  Schweitz. Auch dadurch brechen die Kontakte in die alte Heimat nicht so rasch ab.


BIENEN-ZEITUNG 8/2001

Toscanini Berufsimker helfen sich und auch anderen

Berchtold Lehnherr, Krattigstrasse 55, 3700 Spiez

In San Vincenzo in der südlichen Toskana hegen Divo und Marco Mantovani neue Pläne mit dem Ausbau ihrer Imkerei.
Bevor sie aber zu produzieren beginne, haben sie die Absatzkanäle ausgebaut. Sie helfen aber nicht nur sich selber, sondern auch andern Jungimkern beim Aufbau ihrer Imkerei.

„Neuerdings haben wir unseren Honig auch im Coop-Supermarkt im Verkauf“, erklärt Divo Mantovani die neue Marketingstrategie der Imkerei von Vater und Sohn vor den Toren San Vincenzos. Marco, Divos Sohn, hat seinen Job als Computeringenieur in Piombino an den Nagel gehängt, um sich vollzeitlich der Imkerei zu widmen. Die Basis bilden rund 300 Völker auf verschiedenen Standorten entlang der küste und in den bewaldeten Hügeln der südlichen Toskana.Hier werden Marruca-, Erika-, Akazienhonig geerntet, während Sonnenblumen- und Melonenhonig von den Feldern in der Ebene anfällt.

Kleinlastwagen und Ökonomiegebäude

Die Anwanderung in die verschiedenen Trachten erfolgt neuerdings mit einem Allradangetriebenen Daewoo-Lastwagen, der gross genung ist, 24 Kästen aufs Mal zu transportieren, aber auch klein genung ist, um auf den kurvenreichen Wegen zu den Bienenständen im wald und in den Olivenhainen zu gelangen.“Eine kluge Anschaffung“, lobt Marco das neue Nutzfahrzeug. Er hegt weitere Ausbaupläne des  „Laboratorios“ auf seiner Parzelle bei der „Guardamare“ in San Vincenzo- bloss kostet das eine Stange Geld.“In den nächsten Wintermonaten beginnen wir aber zu bauen“, erzählt er.
Das neue Ökonomiegebäude soll es Divo und Marco ermöglichen, rationeller zu arbeiten und ihren Imkerbetrieb zu sichern. Für Absatzkanäle bis in die grossen Verteiler haben sie ja schon vorgesorgt. Die Nachfrage nach regionalem Honig ist gut, haben sie doch bereits innert Monatsfrist rund 1000 Gläser auf einem originellen Stand im  Selbstbedienungsladen verkauft. Jetzt müssen sie nur noch weiter Honig und Bienenprodukte produzieren. Mantovani hat auch eine neue Etikette entworfen, diesmal nicht mehr auf dunklem, sondern auf hellem Papier. Sie verwenden ein privates Kontrollsiegel mit Produktionsdatum, Lotnummer und Verbrauchsdatum. Abgefüllt wird ihr Honig in verschiedenen Grössen, vom 250-g-Glas bis zum 5-kg-kessel. In rustikal ansprechenden Holzkästchen lassen sich drei 500-g-Gläser verpacken, die später, wenn der Honig aufgezehrt ist, als Weinflaschenverpackung wiederverwendet werden können.

Neue, einfache Kästen

Marco imkert wie fast Jedermann in Italien mit dem Dadantkasten. Seit der Varroaseuche werden die Beuten mit einem Varroagitter und Bodenschieber versehen. Das Gitter dient auch gleichzeitig zur Belüftung der Völker während des Wanderns.“Verbrauste  Völker gab es früher regelmässig“, sagt Marco,“doch jetzt mit dem Gitterboden erleiden wir dies nicht mehr.“ Früher wiesen die  Dadantbeuten eine Flugnische auf, die mittels Gittereinsatz bienendicht verschlossen werden konnte. Im Nu waren die Beuten zur Wanderung bereit. Doch diese Flugnischen sind auch sperrig,vergrössern das Gewicht und beanspruchen mehr Platz auf der Verladebühne des Transporters. „Was nicht nötig ist, lassen wir weg“, erklärt Marco den Bauplan seiner neuen „Dadant-Würfel-Beute“. Sie fasst wie bis anhin 10 Brutrahmen,die von Abstandblechstreifen in richtiger Lage gehalten und von den Bienen stabil genug angekittet werden. Ein unterer Abstandrechen ist nicht mehr nötig. Der Innendeckel hat eine leichte Blechhaube ohne Holzrahmen. Dies sind alles funktionale Vereinfachungen. Neu ist natürlich auch ein Gitterboden mit Schieber zur Varroakontrolle. „Wir prüfen nun
die so vereinfachte Beute in ihrer Praxistauglichkeit. Sie hat auf jeden Fall den Vorteil, leichter und platzsparend zu sein.“
Jungimker und Jungvölker

Marco Mantovani ist Bienenzuchtberater und Inspektor seines Kreises in der Maremma, wie die südliche Toskana genannt wird. Dieses Jahr hat er einen Anfängerkurs in San Vincenzo in seinem Betrieb durchgeführt. Seine Imkerlehrlinge  stammen aus verschiedenen Ländern. Eine Teilnehmerin ist Schottin, ein Teilnehmerin ist Shottin, ein Teilnehmer ist Araber, ein Imkerpaar stammt aus Italien und zwei sind Schweizer, die sich in der Toskana niedergelassen haben: Erich Bleuler lebt schon seit 20 Jahren in Castagneto Carducci und Lukas Berni seit drei Jahren in Donoratico.
Beide haben kürzlich einige Ablegervölker gekauft und damit zu imkern begonnen. Der Start ist ihnen geglückt, denn das Honigjahr war in Italien sehr gut.
Doch jedes Jahr ist anders und die Bienenzucht gleicht auch hier einem Glücksspiel.
Glück hatte auch Mantovani, der von einem Spitzenvolk zweimal der Honigaufsätze und einmal zwei
Magazine,insgesamt acht volle Aufsätze erntete.
„Natürlich sind nicht alle Völker so stark“, gesteht Divo ein„ Mit den starken Völker haben wir noch im September 50 Ableger gebildet“, erzählt er weiter.
Die Bienen finden noch im Spätsommer viel Pollen vom Bossolo, Efeu, bevor die Corbezzolotracht richtig einsetzt.












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